Il PROBLEMA DELLA CURA E MANUTENZIONE DEI GIARDINI STORICI - TUTTO QUELLO CHE NON SAI SULLE PIANTE... CHE NESSUNO TI HA MAI DETTO.... - Studio del Dott. Agr. Massimo Badino

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Il PROBLEMA DELLA CURA E MANUTENZIONE DEI GIARDINI STORICI

Studio del Dott. Agr. Massimo Badino
Pubblicato da in Consulenze Agronomiche ·
Tags: #curadelgiardino#giardinostorico#paesaggio
LE PROBLEMATICHE LEGATE ALLA MANUTENZIONE E CURA DEI GIARDINI STORICI


Foto: Immagine del giardino Castello Gancia nel 1980

Il giardino storico è certamente, tra le opere d'arte, quella che richiede i maggiori interventi di manutenzione: una cura costante da programmare attentamente nei tempi e nei modi.

In Italia, purtroppo, le esigenze di manutenzione sono molto spesso trascurate, poiché si ha la tendenza paradossale nel ritenere che il giardino abbia la spiccata inclinazione ad auto-mantenersi, senza interventi esterni o quasi. In realtà, la necessità di una continua manutenzione era un dato acquisito; già in passato, come caratteristico del parco: in particolare nell'800 si registra il tentativo di realizzare una sistemazione di questo aspetto della gestione dei giardini, che suscitava già allora l'interesse di molti autori e studiosi.

E' soltanto dopo i primi grandi interventi, o dopo interventi straordinari di ripristino del giardino, che inizia il vero lavoro: la continuità delle operazioni spesso quotidiane, mensili o stagionali, comunque periodiche, costituiscono la vera ragione della prosecuzione nel tempo di un giardino.

Uno dei dilemmi fondamentali della gestione consiste nella valutazione della destinazione d'uso del giardino storico: le scelte da operare si trovano in bilico tra la necessità di trovare fonti di finanziamento per la sua sopravvivenza e l’urgenza di proteggere un sistema così delicato, non certamente previsto per uno sfruttamento intensivo.

E’ noto che sovente è il giardino a fare le spese di scelte sbagliate.
Uno degli aspetti di questa problematica, che si è riproposto con sempre maggiore frequenza e urgenza nella situazione italiana, è quello relativo all'utilizzo del giardino storico come area contenitore per manifestazioni pubbliche, non sempre a carattere culturale, ma coinvolgenti un numero elevato di persone.



Spesso, soprattutto se il giardino è situato in un centro urbano, vengono fatte fortissime pressioni da parte sia dei turisti, sia dei residenti, affinché l'area verde sia da cornice a spettacoli o rappresentazioni varie.
Dopo molti errori, si è gradualmente compreso come sia indispensabile ridurre al massimo l'uso del giardino storico per eventi del genere e che sia comunque indispensabile un'attenta selezione dei medesimi.

Ugualmente controversa e di complessa soluzione è, di solito, la scelta di introdurre un biglietto d'ingresso per la visita ai giardini storici pubblici.

A questo proposito, si può citare l'esempio dei giardini di Boboli a Firenze: la soluzione presa dopo un lungo dibattito, prevede che solo i residenti possano entrare gratuitamente, mentre i turisti sono obbligati a pagare un pedaggio d'entrata. Gli incassi annuali ottenuti in questo modo in genere superano l'importo necessario alla manutenzione dimostrando così che, per alcuni giardini ben gestiti, sia possibile giungere a forme di autofinanziamento pressoché integrale.

Questo tipo di strumenti, insieme ad altri come, ad esempio le visite didattiche, collaborano al miglioramento dell'uso generale del giardino, avvicinando anche il pubblico meno preparato alla conoscenza di questi monumenti verdi.

COME POSSO RESTAURARE UN GIARDINO STORICO?

E' necessario rivolgersi ad un professionista esperto e specializzato che sicuramente ti aiuterà nel lavoro seguendo i seguenti punti:

1) Definire le fasi dell'intervento
Un intervento di restauro richiede un'opportuna programmazione in fasi, con una sequenza logica che non può essere sempre la medesima o sempre costante, spesso la prima fase si configura come un intervento di pulitura e liberazione dalla vegetazione infestante che, in tutti i casi, anche quelli di breve abbandono, concorre in maniera impressionante ad accelerare il degrado del sito, con effetti talvolta imprevedibili.

La necessità che sia proprio questo intervento a doversi realizzare quasi per primo, sottolinea la facilità con la quale il giardino si modifica e può degradarsi semplicemente se non curato.

2) Controllo del problema delle infestanti
Poiché le infestanti erbacee sono le prime ad aggredire il giardino, può essere valutato un intervento sia chimico (da evitare) e selettivo, sia di carattere manuale: per ovvi motivi ecologici, ove sia possibile e, considerando che molte zone da trattare hanno superfici relativamente modeste, è preferibile affidarsi ad un diserbo a mano.
Il problema delle infestanti, che sono soprattutto appartenenti alla famiglia delle Graminacee, non riguarda solo la componente vegetale del giardino ma anche le strutture architettoniche e decorative, che soffrono dell'azione disgregatrice attuata da questo tipo di piante.

Le piante che invadono il sottobosco, invece, sono di specie diverse e sviluppano caratteristiche ed effetti peculiari: in ogni caso, soprattutto quando lo stato di abbandono permane da svariati anni, anche le zone a bosco o con strutture architettoniche più forti risultano sensibilmente compromesse, trasformandosi facilmente in un groviglio di comuni specie autoctone e ben acclimatate (si riscontrano facilmente Acer negundo, Robinia pseudoacacia, Clematis vitalba, Ailanthus altissima, Sambucus nigra, Rubus frutticosus).



In questi casi, la liberazione dalla vegetazione infestante costituisce una premessa di grande importanza all'intervento di conservazione, del quale è a tutti gli effetti la prima risoluzione, infatti con la pulitura si attua la prima vera lettura del giardino.

Tale operazione deve essere necessariamente eseguita da personale specializzato per evitare danni alla vegetazione ornamentale e per raccogliere, nel contempo, la maggiore quantità di informazioni possibile sulle piante, sul giardino e sul suo disegno originario.

3) Seguire i consigli e adottare le Tecniche per la cura e la manutenzione degli alberi
Per la cura e la manutenzione degli esemplari monumentali sono oggi disponibili alcune tecniche moderne, grazie alle quali le modalità di potatura possono essere notevolmente riviste e personalizzate a seconda dei casi. Ad integrare una prima diagnosi, concorre efficacemente il metodo pratico di valutazione dell'albero chiamato V.T.A. (Visual Tree Assessment, Mattheck e Breloer, 1994), che prevede fondamentalmente un'analisi visiva più o meno dettagliata seguendo sia un indirizzo d'indagine biologico, volto alla valutazione della vitalità della pianta e del suo stato fitosanitario.



Attenzione: Ogni pianta risponde ad un ciclo biologico che l'uomo può solo ritardare: un corretto intervento sulle alberature monumentali si muoverà quindi verso i benefici effetti di mirate potature, di studi e indagini fitopatologiche, ma potrà prendere in considerazione anche la necessità di drastiche ripiantagioni.

4) Come intervenire sulle siepi e sulle architetture vegetali
Si tratta di elementi del giardino che richiedono costante manutenzione: il caso più semplice, può essere rappresentato dalla necessità di colmare alcuni vuoti creatisi nelle siepi ripiantando le parti mancanti.

Altro evento diffuso è la crescita eccessiva per mancanza di potature: in tal caso, un intervento di taglio potrà riportare la siepe alla sua forma e dimensione originaria. Può, in questo frangente, essere necessaria un'operazione in più momenti, al fine di evitare un'esposizione eccessiva della parte legnosa della siepe stessa.

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ATTENZIONE: L'indubbia importanza delle architetture vegetali, nella caratterizzazione dei parchi e giardini storici del nostro Paese e del Piemonte, deve essere di stimolo, in particolare, per l'effettuazione di studi accurati, anche da un punto di vista propriamente agronomico e colturale, al fine di garantire una loro effettiva salvaguardia e tutela. L'intrinseca fragilità delle architetture verdi rende indispensabile l'adozione di cure continue e specialistiche, pena la loro rapidissima distruzione, prima ancora che altre parti del giardino risultino anche solo in parte compromesse.
Si tratta di considerazioni quanto mai vere soprattutto in riferimento alla realtà piemontese, non ancora appieno studiata, conosciuta e valorizzata e, spesso, in condizioni di conservazione precarie.  

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